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Manuela Falautano - Le specie non indigene

Le specie non indigene, dette anche aliene, esotiche, non native, alloctone, NIS (non indigenous species), sono specie, sottospecie o taxa inferiori introdotti al di fuori del loro intervallo naturale e al di fuori del loro potenziale di dispersione naturale, includendo ogni parte, gamete o propagulo in grado di sopravvivere e riprodursi. L’introduzione delle specie aliene in ambiente marino può avvenire in modo volontario (acquacoltura, acquariofilia, esche vive), involontario (acque di zavorra, fouling, organismi associati in acquacoltura) o per migrazione (Canale di Suez e Stretto di Gibilterra; in quest’ultimo caso le specie vengono definite in espansione di areale). L’insediamento di nuove specie in un’area può essere facilitato da condizioni ambientali non integre; difatti, un ambiente sottoposto a forti pressioni antropiche quali l’inquinamento o la sovrapesca, indebolendo le popolazioni autoctone, va a favorire ulteriormente l’attecchimento  delle specie alloctone.

La fascia costiera impattata da molteplici attività antropiche rappresenta quindi un’area preferenziale per l’insediamento di specie aliene con conseguenze che possono essere ingenti per l’ecosistema e per la comunità costiera. Alcune specie aliene infatti grazie ad una buona capacità di dispersione, ad un elevato tasso di riproduttività ed un ampio adattamento trofico, sono riuscite a sopravvivere, riprodursi ed insediarsi, divenendo specie invasive (IAS, invasive alien species) in grado di interagire fortemente con le specie presenti e modificare gli equilibri preesistenti.

Le alterazioni causate dalle specie alloctone nei confronti delle specie native possono avvenire attraverso quattro dinamiche:

1) la competizione per lo spazio e per le risorse alimentari;

2) la predazione;

3) l’ibridazione con le specie autoctone;

4) la trasmissione di malattie.

Tutto ciò può portare ad una graduale degradazione ed alterazione dell’habitat ed al declino delle specie autoctone, che oltre alle conseguenze di tipo ecologico, può determinare gravi ripercussioni sull’economia e talvolta anche sulla saluta umana nel caso di specie urticanti o tossiche.

In Mediterraneo tra le specie aliene che hanno determinato impatti sull’ambiento costiero e sulle sue risorse vanno menzionati: i pesci coniglio Siganus luridus e Siganus rivulatus che, a causa della loro attività erbivora, impattano negativamente sulle alghe della zona costiera rocciosa superficiale oltrechè competere con le specie erbivore autoctone; le alghe Caulerpa racemosa e Caulerpa taxifolia che per la loro incredibile capacità di diffusione hanno invaso aree vastissime minacciando in alcuni casi anche le praterie di posidonia in regressione; il pesce palla maculato, Lagocephalus sceleratus, che oltre ad essere una specie altamente tossica il cui consumo può essere letale per l’ uomo, compete fortemente con le specie autoctone per le risorse e per lo spazio, causando anche,danni ingenti all’attività di pesca, come verificatosi in alcune aree del Mediterraneo orientale.

 

Dott.ssa Manuela Falautano

ISPRA