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Luigina Fattorosi - Aree Marine Protette: uno strumento per la protezione della biodiversità marina.

Durante questi ultimi anni in tutto il mondo sono state realizzate molteplici iniziative per riaffermare i valori della Convenzione internazionale della Diversità Biologica (CBD) e del Countdown 2010 (l'impegno preso nel 2002 da alcune nazioni, tra cui l'Italia, di ridurre significativamente la perdita di biodiversità entro il 2010) e aumentare la consapevolezza dei governi e del grande pubblico dell'importanza della diversità biologica per la vita sulla Terra. Proprio durante il vertice mondiale del 2002 sullo sviluppo sostenibile tenutosi a Johannesburg era stato assunto l’impegno nell’istituire “…Aree Marine Protette in linea con il diritto internazionale e basate su informazioni scientifiche, ivi comprese reti rappresentative, entro il 2012”.

E’ quindi necessario istituire Aree Marine Protette, ma ancora più importante è garantirne una gestione efficace nel tempo. Il successo nella conservazione della biodiversità, ma anche nell'uso sostenibile delle risorse marine e nel miglioramento della qualità di vita delle comunità costiere, si può ottenere solo garantendo un’efficace gestione delle aree marine protette. Il raggiungimento di questo obiettivo richiede ancora molti sforzi: attualmente, meno dell’1% della superficie oceanica è sottoposta a tutela a livello mondiale e meno del 10% delle aree marine protette esistenti raggiungono gli obiettivi gestionali a breve e lungo termine.               

Diversi contesti internazionali (Convenzione sulla Biodiversità, World Park Congress di Durban) raccomandano la gestione adattativa (adaptive management) quale mezzo appropriato per determinare l’efficacia della gestione delle aree protette marine e costiere, anche nell’ottica di ottimizzare le politiche e le pratiche gestionali.

In risposta alle risoluzioni del World Park Congress di Durban, nell’ottobre del 2005 si è tenuto a Geelong (Australia) la conferenza di indirizzo dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature) - World Commission on Protected Marine Areas, volta a finalizzare gli scopi e le tematiche prioritarie pertinenti nello specifico le Aree Marine Protette. L’efficacia di gestione è uno dei 5 temi prioritari ed in tale contesto viene ribadita la necessità di riportare i risultati ottenuti e le informazioni raccolte durante la valutazione dell’efficacia di gestione all’interno dei Piani di Gestione delle aree protette, in modo da poter essere utilizzate per indirizzare le linee di programma e creare delle priorità per le azioni da intraprendere negli anni successivi.

La gestione adattativa, come illustrato nel manuale “How is your MPA doing?” (IUCN, WWF & NOAA, 2004), si basa su un sistema di gestione circolare piuttosto che lineare; permette quindi di avere un continuo feed-back dalle informazioni del passato al fine di migliorare i metodi di gestione futura.

Il manuale descrive i metodi per valutare l’efficacia della gestione di una AMP sulla base di indicatori di tipo biofisico, socioeconomico e di governance. Per ogni indicatore, viene sviluppato un “profilo dell’indicatore” che fornisce una sua descrizione e dei metodi di raccolta dati, oltre che una guida per l’analisi delle informazioni raccolte.

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare negli ultimi anni ha realizzato il progetto MEI-Italia “Strumenti di valutazione dell’efficacia di gestione e di adaptive management per il Sistema delle Aree Marine Protette italiane”, che ha visto come protagoniste le seguenti aree: Secche di Tor Paterno, Torre Guaceto, Isole Ciclopi, Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre, Miramare.

La sperimentazione italiana sulla valutazione dell’efficacia di gestione, ha permesso di agire su tre importanti strumenti: promuovere la gestione adattativa, migliorare la pianificazione dei progetti e promuovere la responsabilizzazione.

Nella pratica gestionale, i risultati ottenuti sono stati utilizzati dai gestori delle aree protette, in via sperimentale, per migliorare le loro prestazioni (gestione adattativa), per comunicare i risultati verso l’esterno (responsabilizzazione), mentre quanto è stato riscontrato per mezzo degli indicatori sarà utilizzato per migliorare le pianificazioni future a livello dei piani di gestione (pianificazione dei progetti).

Al termine del progetto è stato edito un manuale volto a fornire un aiuto ai soggetti gestori di aree marine protette nel raggiungimento degli obiettivi a medio e lungo termine per i quali l’area è stata istituita.

Il successo di un’Area Marina Protetta si fonda quindi su una corretta istituzione, su una corretta gestione, ma soprattutto su una corretta valutazione dell’efficacia di gestione e, se necessario, su un corretto aggiornamento del decreto istitutivo, qualora il soggetto gestore verifichi, sulla base dei dati acquisiti, l’inadeguatezza delle disposizioni del decreto istitutivo che concernono la perimetrazione, la zonazione, i regimi di tutela e le finalità istitutive alle esigenze ambientali e socio-economiche dell’area marina protetta.

Le Aree Marine Protette, in qualità di laboratori della tutela del mare, non possono essere statici ma modificare il loro stato a seconda delle necessità che emergono dagli studi, non solo ambientali ma anche dal punto di vista socio-economico. La gestione adattativa è quindi lo strumento necessario per assicurare una corretta protezione della biodiversità nelle Aree Marine Protette.

 

 

Luigina Fattorosi - Università di  Siena