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Leonardo Tunesi - La carta di Siracusa e il ruolo di un sistema di Aree Marine Protette per l

Il G8 Ambiente tenutosi a Siracusa dal 22 al 24 aprile 2009 ha portato alla firma di un importante documento politico: “La Carta di Siracusa” sulla Biodiversità. Questo atto, che testimonia l’attuale sensibilità dell’opinione pubblica mondiale sull'argomento, sottolinea il ruolo che le aree marine protette devono essere chiamate a svolgere. Infatti “La Carta di Siracusa” prevede la promozione della “costituzione, la ristrutturazione e la gestione efficace di aree protette” e della “loro connettività ecologica quale strumento essenziale per la continuità dei flussi dei servizi e delle funzioni degli ecosistemi”. Lo stesso documento riconosce inoltre l’importanza di “Incrementare, promuovere e gestire efficacemente una rete di aree protette marine e terrestri, al fine di favorire nuove opportunità economiche e di impiego, ed anche promuovere nuovi e innovativi meccanismi finanziari, come l’iniziativa Life Web.

Nel corso del 2010, dichiarato anno della biodiversità dalla CBD, la Convenzione sulla Diversità Biologica, l’Italia si è dotata di una Strategia Nazionale per la Biodiversità. Questo documento è basato su una “visione” emblematica: “La biodiversità e i servizi ecosistemici, nostro capitale naturale, sono conservati, valutati e, per quanto possibile, ripristinati, per il loro valore intrinseco e perché possano continuare a sostenere in modo durevole la prosperità economica e il benessere umano nonostante i profondi cambiamenti in atto a livello globale e locale”.

La Strategia nazionale individua tre “obiettivi strategici” fra loro complementari, identificati sulla base di una attenta valutazione tecnico-scientifica che vede nella salvaguardia e nel recupero dei servizi ecosistemici, e nel loro rapporto essenziale con la vita umana, l’aspetto prioritario di attuazione della conservazione della biodiversità. Gli obiettivi strategici mirano a garantire la permanenza dei servizi ecosistemici necessari alla vita, ad affrontare i cambiamenti ambientali ed economici in atto, e ad ottimizzare i processi di sinergia fra le politiche di settore e la protezione ambientale.

Nel complesso la strategia è articolata su più punti, quali: Obiettivi, Target (già esistenti o nuovi),  Azioni, Attori e ruoli, Strumenti, Tempi, Risorse, Sistema di indicatori. Inoltre è previsto che l’articolazione della strategia sia omogenea ad analoghi documenti europei (Comunicazione della Commissione del 22/5/2006 “Arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre - Sostenere i servizi ecosistemici per il benessere umano”) [COM(2006) 216 def.]

A livello europeo, nel giugno del 2008, è stata pubblicata la Direttiva europea per la “Strategia Marina”, con l’obiettivo di istituire il quadro di azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino, affinché i Paesi Membri adottino le misure necessarie ad ottenere e/o mantenere un adeguato stato di salute ambientale dei mari europei entro il 2020.

Il Decreto Legislativo 190/2010, di attuazione della direttiva 2008/56/CE, ha consentito all’Italia di dotarsi di uno strumento normativo finalizzato a garantire un uso sostenibile delle risorse, in considerazione dell'interesse generale e prevedendo che “le strategie per l'ambiente marino: a) applicano un approccio ecosistemico alla gestione delle attività umane per assicurare che la pressione complessiva di tali attività sia mantenuta entro livelli compatibili con il conseguimento di un buon stato ambientale; b) salvaguardano la capacità degli ecosistemi marini di  reagire ai cambiamenti indotti dall'uomo; c) considerano gli effetti transfrontalieri sulla qualità dell'ambiente marino degli Stati terzi situati nella stessa regione o sottoregione marina; d) rafforzano la conservazione della biodiversità dell'ambiente marino, attraverso l'ampliamento e l'integrazione della rete delle aree marine protette previste dalla vigente normativa e di tutte le altre misure di protezione; e) perseguono la progressiva eliminazione dell'inquinamento dell'ambiente marino; f) assicurano che le azioni di monitoraggio e la ricerca scientifica sul mare siano orientate all'acquisizione delle conoscenze necessarie per la razionale utilizzazione delle sue risorse e potenzialità. “

Il D.L. 190/2010 prevede che entro il 15 luglio 2012, sia elaborata una valutazione iniziale dello stato ambientale attuale e dell’impatto delle attività antropiche sull’ambiente marino basata anche sulla valutazione dei singoli descrittori, criteri ed indicatori, al fine di giungere mediante un processo aggregativo alla valutazione globale dello stato ambientale. Questa stima deve essere prodotta seguendo quanto indicato dalla Decisione della Commissione del 1° settembre 2010, che ha definito i criteri ed i relativi indicatori per ciascun descrittore, per la determinazione del buono stato ambientale, ovvero lo stato ambientale di riferimento, per singolo bacino. Attualmente siamo quindi in una fase di particolare “delicatezza”:

  • vanno individuati gli indicatori più efficaci per consentire il necessario collegamento tra la valutazione iniziale e la determinazione del “buono stato ambientale” e dei relativi traguardi ambientali (stato, pressione, impatto),
  • devono essere identificati i set di dati più adeguati per alimentare gli indicatori e le “realtà” i sistemi più adeguati per raccogliere i dati.

 

In questo contesto le aree marine protette (AMP) possono ulteriormente enfatizzare il loro ruolo per la tutela della biodiversità marina, non solo operando direttamente sul “territorio”, con l’applicazione delle misure gestionali da esse previste, ma anche entrando a far parte di un sistema nazionale, standardizzato, di raccolta dei dati.

A questo proposito va ricordato che le AMP hanno già la necessità di pianificare la raccolta di dati per monitorare l’efficacia delle misure gestionali intraprese e, nel contempo, costituiscono siti di riferimento per valutare il “buon stato ambientale” previsto dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità e dalla Strategia Marina (strumenti normativi che necessariamente prevedono realtà di riferimento dove raccogliere dati, utili per “alimentare” gli indicatori auspicati).

In questo quadro ISPRA può svolgere un ruolo determinante a supporto del Ministero dell’Ambiente ed in collaborazione con le AMP, per favorire la creazione di un sistema nazionale di raccolta di dati concepito in modo da poter alimentare diverse tipologie di indicatori. Gli impegni sopra ricordati evidenziano infatti la necessità di disporre di informazioni utili a scala locale, nazionale ed europea, e la rete di AMP può costituire una componente strategica di un sistema nazionale in grado di consentire un’ottimizzazione delle risorse economiche ed una opportuna valorizzazione e sostegno delle AMP più efficaci a questo disegno.

 

Leonardo Tunesi – ISPRA